lunedì 30 gennaio 2012

Fava (Vicia faba)


Fava (Vicia faba L.o Faba vulgaris Moench)

Cos’è

La fava è una pianta annuale eretta, rigida, glabra. Radice a fittone ben sviluppata con robuste ramificazioni laterali, le più piccole delle quali sono ricche di noduli lobati. Steli robusti, quadrangolari, vuoti, con uno o più rami basali. Foglie alterne, paripennate con 2-6 foglioline, di colore grigio verde. Infiorescenze a racemo ascellare corto, con 1-6 fiori, calice campanulato, glabro o quasi, corolla con vessillo ben sviluppato. Deboli rigature longitudinali marrone, ali oblunghe bianche o violacee segnate da una macchia marrone scuro o nera. Ovario con 2-5 ovuli. Baccello allu ngato, cilindrico, od appiattito, rigonfio sopra i semi, pubescente o glabro, di lunghezza variabile con 2 o 5 semi in genere. I semi sono variabili nella dimensione e nella forma da oblunghi ad obovati, globosi o compressi, di colore marrone scuro, marrone,rossastro, verde, violetto intenso, nero.
In relazione alla grandezza del seme, in Vicia faba L. vengono distinte quattro varietà botaniche o sottospecie:

  • paugyuga con semi molto piccoli, di origine indiana, non è coltivata
  • minor Beck, detta comunemente favino, con peso dei 1000 semi inferiore a 700 grammi e baccello clavato e corto; è utilizzata come foraggio o sovescio
  • equina Pers., detta comunemente favetta, con peso dei 1000 semi compreso tra 700 e 1000 grammi e baccello clavato e allungato; è utilizzata come foraggera
  • major Harz. con semi grossi; il peso dei 1000 semi è superiore a 1000 grammi, baccello lungo 15–25 cm, penduli e appiattiti che contenente 5-10 semi. Appartengono a questa sottospecie le cultivar da orto.

Ciclo biologico

Il ciclo biologico della fava ha una durata assai variabile in rapporto al tipo, all’epoca di semina ed alle condizioni ambientali, da un minimo di 3 mesi (Sudan, Canada) ad 11 mesi (Europa nord-ovest).
La germinazione raggiunge l’ottimo a 20°C, si manifesta dapprima con il rigonfiamento del seme e la fuoriuscita della radichetta, verso le quali vengono mobilitate le riserve. La piumetta comincia svilupparsi qualche giorno dopo. La germinazione è ipogea, poiché i cotiledoni rimangono sotto terra e solo la piumetta emerge dal terreno.
In Sicilia, con semina autunnale intorno a metà novembre ed in pianura.
Le epoche di semina progressivamente posticipate comportano un inizio anticipato della fioritura, con corrispondente contrazione della relativa durata, oltre che dell’intero ciclo, il quale può completarsi in poco più di 100 giorni.
La fava non tollera il freddo intenso e la siccità prolungata, per cui è pianta autunnale al sud e primaverile al nord. Il freddo arresta lo sviluppo e limita l’accrescimento e la ramificazione, il limite vitale si colloca a –6 °C. 
La fava presenta esigenze idriche di rilievo dalla fioritura alla formazione dei baccelli. La siccità determina una fioritura anticipata e breve, con conseguenti scarso sviluppo delle piante, marurazione affrettata ed intuibili effetti negativi sulle rese.
La fava reagisce fortemente sia alla temperatura che alla durata del fotoperiodo.
Sembra comunque, che le differenti varietà si comportino in maniera sostanzialmente diversa rispetto a questi fattori e che quelle primaverili siano meno sensibili alle variazioni dei fattori temperatura e luminosità.

Basse temperature (2-4 °C) durante la germinazione inducono la vernalizzazione, per cui le piante mostrano una fioritura più precoce.
In ogni caso bisogna considerare che nei confronti della vernalizzazione è stato rilevato un comportamento differenziato delle varietà.
La fava richiede terreni fertili, ben provvisti di calce e adeguatamente provvisti di acqua. Cresce bene nei terreni argillosi, pesanti, che non lasciano però ristagnare a lungo l’acqua.
In base alle asportazioni, la fava è esigente in primo luogo di azoto e potassio, cuin seguono per importanza fosforo, calcio e magnesio.
Considerata la diffusa povertà dei terreni, il fosforo è l’elemento che condiziona la produzione. Il fosforo risulta favorevole alla moltiplicazione ed all’attività dei batteri simbiotici e quindi alla fissazione dell’azoto. Azione analoga esplicherebbe il calcio, soprattutto nei terreni carenti. I terreni per la fava dovrebbero, contenere buone riserve di amteria organica dalle quali le piante possano trarre quella parte dell’azoto necessaria fino a quando esse, sviluppati i noduli in simbiosi con i batteri, divengono capaci di utilizzare l’azoto atmosferico.

 Coltivazione in biologico - In questo caso la fava viene collocata in un rotazione triennale.La semina viene effettuata (in Sicilia) nella seconda decade di novembre o nella prima decade di dicembre in modo da sfuggire all’attacco delle Orobanche. Si prepara il letto di semina effettuando una tilleratura. La semina, è effettuata a righe con distanza tra le file di 30-50 cm e sulla fila di 4-8 cm; utilizzando la seminatrice da grano o la seminatrice pneumatica e la quantità di seme impiegata è pari a 150-200 kg/ha.

Per contenere le erbe infestanti si fa ricorso ad un erpice strigliatore nel caso in cui avremo da lavorare in un altopiano, oppure ricorreremo alla sarchiatrice nel caso ci trovassimo a dover lavorare un terreno pianeggiante. La prima operazione sarà effettuata quando la pianta ha emesso la quarta foglia ed ha una altezza di circa 8-10 cm. Questa lavorazione ha un doppio effetto e cioè quello di liberare il terreno dalle
infestanti e quello di permettere la rincalzatura ovvero l’accumulo di terra al piede della pianta che ha la funzione di stimolare l’emissione di nuovi germogli che sono sempre più fruttiferi.
Una seconda lavorazione è effettuata in prossimità della fioritura ed ha la funzione di mantenere le scorte di acqua presenti nel terreno.
In maggio potrà essere effettuata la cimatura e cioè l’eliminazione dell’apice vegetativo, che ha la funzione di diminuire la suscettibilità della pianta nei confronti degli attacchi di afidi e favorisce la fruttificazione.
La raccolta è effettuata a giugno luglio con le stesse modalità illustrate per la coltura in convenzionale.

Cultivar e miglioramento genetico

Nella fava il sistema d’impollinazione è intermedio tra ala completa autogamia e la completa allogamia. Sono segnalate frequenze di impollinazione incrociata, determinata da api e bombi, fino al 70 % , ma in genere si attesta sul 30-40 %.
Le piante ibride si autofecondano più agevolmente delle piante derivanti da autofecondazione, sembra che questo derivi dalla maggiore produzione di polline prodotto che dalle strutture fiorali.
Il miglioramento genetico può essere rivolto alla costituzione di popolazioni prevalentemente autogame o prevalentemente allogame. Le prime sono da preferire nel caso si desiderino forme precoci, nelle quali la stabilità produttiva potrebbe essere assicurata dall’indipendenza dagli insetti impollinatori, scarsi o assenti quando le condizioni ambientali sono ancora poco favorevoli; nelle seconde, possono essere sfruttati gli eventuali effetti eterotici, per la costituzione di tipi a fioritura tardiva, a favore dei quali può efficacemente esplicarsi l’azione degli insetti pronubi.
Tra gli obiettivi del miglioramento genetico emerge in primo luogo l’aumento della capacità produttiva oltre che della relativa stabilità; il miglioramento del valore biologico delle proteine, attraverso la riduzione dei fattori antinutrizionali, quali quelli responsabili del favismo, gli inibitori della tripsina, gli acidi tannici, la riduzione del tempo di cottura, ecc.
Per la produzione di granella secca si richiedono invece tipi a legume eretto, indeiscente, con inserzione elevata del primo nodo fruttifero soprattutto per rendere agevole la raccolta meccanica.
Tra le vecchie varietà locali di V. faba major ricordiamo:
  • la “Baggiana”,
  • “San Pantaleo”
  • “violetta di Malta”,
  • “Nera di Ascoli”,
  • Fava di Zollino del Salento leccese  varietà Major Harz (nome
locale “cuccìa”) riconosciuto prodotto tipico con D.M. del 10/07/2006
  • Fava cottoia di Monreale;
  • Fava bianca di Valledolmo;
  • Fava larga di Leonforte;
  • Fava cottoia modicana;
  • Favino di Valledolmo;
  • Favino di Susafia (Valledolmo).
La fava è una pianta miglioratrice, che assolve in modo eccellente il ruolo delle piante da rinnovo nei terreni argillosi e pesanti, in sostituzione del maggese nudo e comunque in tutte quelle condizioni in cui non sia facile attuare colture alternative di equivalente significato agronomico. Il posto più comune della fava nella rotazione è in precessione ai cereali, frumento e orzo in particolare.
Un intervallo più o meno ampio tra successive colture di fava può essere imposto dalla diffusione di parassiti specifici, quali nematodi o di malattie fungine da Sclerotinia trifolium, Rhizoctonia e Fusarium spp., o di emiparassiti (piante parzialmente parassite) quali Orobanche crenata.
La fava da granella non è di norma consociata, suole esserlo invece quella da foraggio, con l’orzo, l’avena, la veccia, il trifoglio alessandrino.
Nell’agricoltura convenzionale, per la sua classica funzione da rinnovo, sarchiata, e per lo sviluppo del suo robusto e profondo apparato radicale, la fava si avvantaggia di una accurata preparazione del terreno ed in particolare di un’aratura profonda.
La semina può essere effettuata a spaglio, a postarelle ed a righe. La semina a spaglio si adotta solamente per le colture da foraggio o da sovescio.
La semina a righe, comunemente adottata, comporta file distanti da 30 a 70 cm, con distanze variabili sulla fila in rapporto all’investimento consigliato. Che varia da 20 a 50 piante/m2 per i tipi a semi grossi, da 50-60 e fino ad 80 per quelli a semi piccoli. Le quantità di seme consigliate vengono riportate in 150-200 kg/ha.
Con l’aumentare dell’investimento unitario, si innalza l’inserzione del primo nodo fertile, aumenta l’altezza delle piante, si riduce la ramificazione delle stesse, dimniuisce il numero di fiori e di baccelli ed il peso dei semi per pianta; aumentano, tuttavia, entro certo limiti dell’investimento, le rese per l’effetto compensativo del numero di piante sull’unità di superficie.
La profondità di semina, variabile con la dimensione del seme, può spingersi fino a 10 cm per i semi più grossi. L’epoca di semina, nelle regioni meridionali, coincide di solito con la seconda decade di novembre. Semine ritardate, fino alla prima metà del mese di dicembre, vengono consigliate per ridurre gli attacchi di orobanche. Negli ambienti settentrionali le semine primaverili devono essere effettuate abbastanza precocemente, verso la metà del mese di marzo.
L’irrigazione è sovente praticata per prevenire i danni dalla siccità. Tuttavia la risposta all’irrigazione si può risolvere in un eccesso negativo di sviluppo vegetativo con proliferazione di steli secondari sterili ed incremento dell’area fogliare che induce ombreggiamento delle foglie più basse; Se questa si rende necessaria, si consiglia di somministrare l’acqua quando è già iniziato il processo di fecondazione.

A cosa serve

La fava può essere una coltura da orto, di cui si raccolgono i baccelli verdi per utilizzare il seme allo stato fresco, od una coltura da pieno campo di cui si utilizzano i semi allo stato secco per l’alimentazione dell’uomo e degli animali. Può inoltre essere coltivata come foraggio sia fresco che secco.
Per l’elevato valore nutritivo degli steli e delle foglie, nello stadio di piena fioritura, favino e favetta in particolare, oltre a rappresentare una delle migliori piante da sovescio, entrno nella costituzione degli erbai autunno-vernino-primaverili in consociazione con veccia, avena, trifoglio alessandrino.
Nelle regioni mediterranee i semi macinati vengono utilizzati come concentrato per l’alimentazione del bestiame.
I semi allo stato fresco, soprattutto quelli privi di tannino delle varietà a fiori bianchi, sono oggi oggetto anche di processi di conservazione, preferibilmente mediante surgelazione.
Il suo impiego è quindi diversificato: per il consumo della granella, sia fresca che secca, per il bestiame come foraggio proteico ed anche come sovescio per il
mantenimento e incremento della fertilità del suolo.
Alla fava è conessa una patologia chiamata, favismo si tratta di una patologia su base genetica causata dal deficit funzionale o dalla carenza di un enzima: la glucosio-6-fosfato deidrogenasi.
Esso fa parte del gruppo delle varianti che genericamente vanno sotto il nome di glucosio-6-fosfato deidrogenasi deficienza.

Dove si coltiva

La fava risulta coltivata in tutto il mondo, I continenti maggiormente interessati alla coltivazione sono l’Asia, dove è localizzato circa il 60% della coltura e con prevalenza assoluta in Cina, l’Africa e l’Europa; trascurabile risulta la diffusione in America e nell’Oceania.
A livello nazionale nell’ultimo cinquantennio si è avuto un crollo delle superfici destinate a leguminose ad esempio per la fava si è passati da circa 500.000 ha a circa 50.000.
Le regioni italiane maggiormente interessate alla coltura sono quelle meridionali ed insulari e la Sicilia in particolare.
Dal confronto Italia - Sicilia in termini di superficie si può evidenziare come la Sicilia contribuisca in modo consistente ad esempio con circa il 30% per la fava da granella.
Considerando le importazioni queste risultano essere per la fava circa il 50%.

Raccolta e resa
La raccolta viene effettuata nella terza decade di giugno. Nel caso della fava di Leonforte si effettua una raccolta semi-meccanizzata (handmade) che consiste nel mietere le piante quando i semi si ritrovanoallo stadio ceroso, raccoglierle in andane, per lasciarle essiccare, per due settimane circa e nell’eseguire alla fine la trebbiatura. Nel caso delle altre varietà o ecotipi viene adottata la raccolta meccanica effettuando la trebbiatura allo stato secco (umidità al di sotto del 13%) con una mietitrebbia
simili a quelle del frumento duro però opportunamente modifica (numero di giri del battitore dimezzati rispetto a quella dei cereali, maggiore distanza tra battitore e controbattitore, utilizzo di crivelli con fori adeguatamente grandi adatti per il passaggio del seme). I semi selezionati vengono stoccati in silos in atmosfera modificata o sono trattati con polvere di diatomee. Molta cura dovrà essere dedicata alla fase di post-raccolta essendo la fava una delle leguminose più suscettibile alle avversità di diverso genere.
La raccolta, per le colture da seme da utilizzare allo stato fresco, viene effettuata per solito scalarmente, quando il baccello ha già raggiunto la dimensione che le è propria, ma i semi, pur essendosi sufficientemente accresciuti, sono ancora molto acquosi e teneri e non presentano consistenza apprezzabile. Questo stadio viene però superato rapidamente se intervengono condizioni di carenza idrica ed eccessi termici che affrettano la maturazione.
Per le colture da granella secca, la raccolta viene effettuata quando i baccelli sono di colore molto scuro, ma non molto secchi, per contenere la deiscenza ed i danni del tonchio.
La raccolta viene effettuata estirpando le piante o tagliandole al colletto e lasciandole quindi essiccare all’aria stese a terra e poi riunite in fasci.
La produzione di seme, a seconda delle varietà e nei diversi ambienti, oscilla da 10-15 fino a 30 q/ha di seme secco.

Avversità

Tra i parassiti animali della fava sono da ricordare: Aphis fabae (afide nero della fava) che attacca gli apici vegetativi e funge da vettore del virus del mosaico e Brucus rufimanus (tonchio della fava) che attacca i semi. Tra i parassiti vegetali emergono Uromyces fabae (ruggine), Botrytis fabae,  B. cinerea (muffa grigia), responsabili di attacchi assai gravi. Tra le malattie da virus sono segnalate diverse forme di mosaico.
Tra i più temibili nemici della fava è da segnalare, l’orobanche (Orobanche crenata o O. speciosa) una fanerogama emiparassita che attacca anche pisello, lenticchia, veccia, ecc. che può provocare la quasi completa distruzione della coltura. Essa costituisce una tra le cause più importanti del declino della fava in Italia ed in altri Paesi del bacino del Mediterraneo.
L’insidia di questo parassita deriva dal fatto che i relativi semi conservano la germinabilità in campo per un tempo assai lungo, addirittura fino a 13-14 anni. La germinazione dei semi non avviene al di sotto di 8 °C ; lo sviluppo del parassita è favorito dalla temperatura elevata e il grado d’infestazione a 25°C è il doppio che a 15°C. Il seme germina in prossimità delle radici di fava sotto lo stimolo di sostanze di crescita da queste escrete ed emette un austorio che penetra nelle radici dell’ospite. Una pianta di orobanche produce fino ad un centinaio di fiori, i frutti a forma di capsula, producono ciascuna da 300 a 400 semi, per un totale variabile da 50 mila a 500 mila per pianta.
Tra i mezzi di lotta consigliati nessuno si è finora rivelato efficace. Tra le più le moderne linee di ricerca emergono quelle rivolte allo studio degli iperparassiti della orobanche, tra i quali si ricordano un insetto: Phytomyza orobanchiae ed un fungo il Fusarium orobanches. Di rilevante interesse appare altresì la costituzione di tipi resistenti o tolleranti a questo insidioso nemico della fava.

Ricette

La fava si può consumare sia cotta che cruda. Cruda, si accompagna generalmente con del formaggio pecorino, pancetta o salame; cotta è usata invece per la preparazione di zuppe e minestre.
Insalata di fave, grano e verdure (pomodori, cetrioli, ravanelli): le proteine delle fave sono completate da quelle del grano che non contiene gli stessi amminoacidi. Gli ortaggi freschi completano l’apporto di micronutrimenti.
Tra i romani le fave ebbero un grande successo, tanto che venivano mangiate anche crude assieme al baccello quando erano particolarmente tenere; una delle famiglie più importanti della storia di Roma, cioè i Fabi, si dice che prese il proprio nome dalla fava.

Bibliografia
Coltivazioni Erbacee - Remigio Baldoni, Luigi Giardini. Pàtron Editore.
http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=27090
 http://www.martea.it/?Prodotti/Fava
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
http://www.fondation-louisbonduelle.org/

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